Claudio Galamini, imolese a New York. Lavorava nei ristoranti, ma in tutti questi anni non ha mai accantonato la sua grande passione, quella che da sempre lo lega ai dischi. E in questo senso la sua vita newyorkese ha avuto una svolta. Ora Claudio fa anche il dj: eccolo nella veste di DJMR., free lance dj e producer.
m.ad.m.
Ci racconti come nasce questa tua nuova esperienza, Claudio?
<Fare il dj è sempre stato il mio sogno nel cassetto. Fin da bambino, e poi da ragazzino, ascoltavo i dischi dei miei genitori, guardavo il disco girare sul giradischi e rimanevo affascinato da questa magia! Ho cominciato a registrare cassette per loro, usando i loro stessi dischi, e loro erano così carini da ascoltarle con me, la domenica mattina. Poi mi hanno aiutato ad acquistare due giradischi professionali, un mixer e parecchi dischi. Per vari anni ho fatto il dj per i miei amici, a feste private e soprattutto per me stesso. Quando sono poi partito per gli Usa ho dovuto purtroppo accantonare tutto questo, fino a circa un anno fa: nel marzo del 2013, anche grazie ai suggerimenti di un’amica, ho deciso di comprare un controller, praticamente un mixer integrato con due lettori cd o mp3. In occasione di un mio rientro per una vacanza a Imola ho scaricato tutta la mia collezione di musica in formato digitale sul mio Mac. Da allora ho avuto richieste per un buon numero di serate nelle quali ho fatto il dj, qui a New York, per inaugurazioni di ristoranti e locali, mostre d’arte, feste private. A volte sono stato retribuito, altre volte mi sono prestato gratuitamente: lanciarsi in questo ambito in una città come questa non è facile, mi sono dato da fare, ho anche creato da solo un logo, del quale sono molto orgoglioso, e una pagina Facebook, https://www.facebook.com/djmrny – https://www.facebook.com/events/767758976587292/?ref_dashboard_filter.
La mia ultima impresa in ordine di tempo è la collaborazione con una Internet Radio di Atlanta: dal 25 febbraio scorso e per sei mesi, ogni settimana (tutti i martedì alle 20, orario Usa) questa emittente trasmette un’ora di musica mixata da me. Credo che sarà un buon trampolino di lancio, spero che la mia musica e il mio nome vengano notati. Per ora questa collaborazione non mi viene retribuita, ma considero che un’ora a disposizione ogni settimana sia una buona vetrina, mi auguro possa fruttare in seguito. In Italia purtroppo sono le due di notte quando vado in onda, ma conto che qualche ascoltatore nottambulo mi senta anche da lì. In ogni caso pubblico i miei mix settimanalmente su Soundcloud, https://soundcloud.com/deejaymister>.
Tutto questo ha cambiato la tua vita? Lavori ancora nei ristoranti? <La vita è cambiata nel senso che sono ancora più impegnato. Devo ovviamente mantenere il mio lavoro, che svolgo in ufficio dal lunedì al venerdì. Per tre anni mi sono occupato delle buste paghe di una serie di sette ristoranti a Manhattan (i più famosi sono Balthazar e Pastis – www.balthazarny.com ). Sono tutti dello stesso proprietario, un inglese che ora vive a Londra e che ha appena aperto il Balthazar London. Ha in tutto circa mille dipendenti che, come usa qui, vengono retribuiti settimanalmente, quindi mi dovevo occupare dei conteggi delle retribuzioni di tutti loro, oltre alle mance, gli straordinari, le varie detrazioni ecc… Di recente mi hanno promosso a gestire i “benefits” per tutti i dipendenti di questi ristoranti, quindi l’assicurazione in caso di malattia e le varie assicurazioni personali. Sto ancora imparando, lasciatemi un po’ di tempo, poi vi dirò se mi piace! Gli uffici sono a Soho, zona spettacolare per una camminata in pausa pranzo (anche se ultimamente a New York è nevicato così spesso che camminare non era proprio comodissimo). Da un anno e mezzo abito a Clinton Hill, Brooklyn, dopo che per oltre sei anni ho risieduto a Manhattan. Brooklyn è bella, ma a volte Manhattan mi manca: non lo nego, i grattacieli mi affascinano>.
Un sogno si è quindi realizzato. Il cassetto di Claudio ne custodisce un altro? <Chissà, potrei diventare un dj famoso e girare il mondo con il mio Mac! Certo, se potessi fare il dj come attività principale sarebbe davvero la realizzazione di un grande sogno. Vedremo cosa mi riserverà il futuro!>.
Incontri tra Imolians…
Riccardo Musconi, che risiede a Bicester, cittadina dell’Oxfordshire, in Inghilterra, è stato di recente a New York ed ha incontrato Claudio Galamini: <Vi mando la foto che ho fatto con lui; ho incontrato Claudio in uno starbucks a Times Square il giorno dell’arrivo e gentilmente ci ha fatto da ‘cicerone’ in una bella camminata attraverso Chelsea ed il Meat Packing District, camminata che si è conclusa in Waverly Place al Morandi, il ristorante dove lui lavora.
Con Chiara Benni, altra imolian, ho pranzato il penultimo giorno ed ho visto lo ‘chiccosissimo’ negozio dove lavora, Armani Casa, nel ricco quartiere di Soho. Chiara ha deciso di rimettersi in gioco a trentanni per raggiungere qualcosa che la nostra città non le avrebbe potuto offrire. Era la prima volta che visitavo New York, nonostante io abbia viaggiato in lungo e in largo per lavoro. Non sono rimasto impressionato particolarmente dall’altezza dei grattacieli, avendone visti di ben più alti (a Dubai El Burj, il Petronas Tower a Kuala Lumpur…), ma devo dire che il Chrysler Building è stupendo. Girando per Manhattan e Brooklyn ho avuto un senso di déja-vu, grazie ai tanti film che conosciamo, girati nelle locations più famose. Quello che mi ha stupito è stata la divisione della città in zone in cui le comunità provenienti dall’estero conservano intatta la propria lingua, scrittura, costumi, cibo… Ho camminato attraverso Green Point dove tutti parlano polacco, le scritte sono in polacco, i giornali in polacco e i ristoranti servono specialità polacche. Nonostante io abbia una ragazza polacca ma non sono mai stato in Polonia, per cui l’ho vissuta come esperienza preparatoria! Sono passato attraverso una zona abitata da ebrei ortodossi, dove tutti gli uomini portavano lunghe ‘peot’, le trecce che scendono sulle guance, e il tipico zuccotto in testa, la kippah. Ho visitato China Town e infine Little Italy, l’unico borgo, in realtà ridotto ad un paio di viuzze, che ha perso la sua identità nazionale. Gli italiani in realtà si sono ben integrati nella società ed ora abitano ovunque>.

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