Un “passato” difficile da riassumere quello di Marco Penazzi, 25 anni il prossimo giugno, lughese che in questo momento vive a Pechino, dove ha frequentato un master post laurea in legge ed economia (“innovazione sviluppo e cambiamento”) alla China University of Political Science and Law, e dove fino ad oggi è stato mpegnato in un tirocinio alla Camera di commercio Italia Cina.
m.ad.m.
Appassionato di musica e di arte, Marco si è diplomato nel 2006 a Lugo allo scientifico Ricci Curbastro, per poi laurearsi in Infermieristica a Faenza, dopo essere stato studente per un periodo a Villa Maria di Cotignola.
E’ cresciuto in una famiglia e in un ambiente cattolico, tra gli istituti delle suore del Sacro Cuore, che ricorda con tantissimo affetto. Tutto ciò lo ha portato a diventare responsabile delle attività di catechismo e oratorio nell’ambito della parrocchia di San Giacomo Maggiore di Lugo: “Un’esperienza totalizzante, un “circo” – commenta Marco nel corso di una lunga telefonata via Skype dalla Cina – pur tra varie difficoltà”.
Tramite l’associazione Don Bosco ha fatto poi due esperienze di volontariato in Perù nell’ambito dell’operazione Mato Grosso: un modo, spiega, “per realizzare il mio desiderio di servizio ai poveri e così a me stesso”.
Ma il volontariato e la voglia di conoscere nuove realtà lo hanno portato anche in Arizona (a Tucson, sulle frontiera con il Messico, dove è arrivato con una borsa di studio a 21 anni e si è impegnato come ricercatore), in Lituania, a Santo Domingo, Chicago, New York, Istanbul e nel Vermont “facendo i lavori più svariati e a tratti bizzarri”, orgoglioso di essersi sempre mantenuto da solo “pesando sulla famiglia solo per le tasse universitarie”.
“Ho viaggiato abbastanza – racconta – ma la “mia città” è e resta Lugo, dove in fondo trovo vi sia tutto: posso andare dall’amico Carlo a raccogliere le pere, posso bere il vino di mio nonno, accendere il fuoco con la legna ricevuta in regalo e tagliata con amici, ascoltare buone prediche in casa e in parrocchia”.
In diocesi ha collaborato con la San Vincenzo e Cassiano Tabanelli, poi con la Caritas e il Centro di solidarietà: “Mi piace essere ovunque ci sia umanità da scoprire, imparare a fare cose nuove, conoscere e farmi raccontare le storie della gente. Mi sento un po’ un esploratore e ci sono davvero tante avventure da condividere, un mondo da esplorare, non solo geograficamente, ma soprattutto dal punto di vista umano”.
Marco è sempre alla ricerca di arricchimento umano: “La povertà dal punto di vista materiale è difficile da vivere e da sollevare, ma è la povertà in termini di mentalità che spesso disarma e spaventa”.
Come si vive a Pechino? “E’ una città enorme, in cui ti senti davvero dall’altra parte del mondo, una città dove si trova di tutto. Oltre venti milioni di abitanti, persone generalmente semplici, quasi pure di cuore ma poi sempre pronte a fregarti, come del resto facciamo in molti… I cinesi sorridono di poco, sembra siano abituati ad accettare, quasi a subire, le troppo ridondanti volontà politiche. Studiano moltissimo, in un mix tra tecnologie super avanzate e rispetto grande delle tradizioni. Si alzano prestissimo e altrettanto presto si ritirano la sera. A Pechino sembra di vivere in un mondo che quasi ti inghiotte, dove ognuno va per la propria strada: bisogna imparare ad adattarsi alla loro mentalità piuttosto rigida, tanto diversa dalla nostra. Il lavoro c’è, te lo offrono anche per la strada, tanto che ho trovato modo, senza difficoltà alcuna, di dare lezioni di italiano e di inglese, di fare il modello per case di moda, di fare l’attore. Vivo in un edificio di 17 piani, con altre centinaia di universitari: certo ci sono regole da rispettare, come in ogni comunità, del resto. Ho iniziato a studiare il cinese, poi subito abbandonato per altre priorità di studio e lavoro: lo scoglio della lingua non è da poco. Qui, solo l’ultima generazione e la classe sociale piu agiata parla inglese. Non è per niente semplice comunicare, quando anche il nostro gesticolare con le mani per loro ha un altro significato. Incredibili gli spostamenti in metro, sempre affollatissimi, con una vera catena umana di personale che, in attesa dei convogli, impedisce agli utenti di cadere nel fosso delle rotaie. Al momento il clima è rigido, siamo quasi sempre sotto zero. Ma ora ripartirò, per i prossimi mesi sarò a lavorare a Shanghai. Dicono che là sia già primavera”.

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